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Ci sono 674 pareri

monica - 27/02/2017 - 17:07:26
La "prestazione occasionale" può essere considerata una forma di lavoro PARASUBORDINATO. GRAZIE MONICA
RISPOSTA: Salve, Si può definire come prestazione di lavoro autonomo occasionale (o semplicemente “prestazione occasionale“), qualsiasi attività di lavoro caratterizzata dall’assenza di abitualità, professionalità, continuità e coordinazione. Pertanto non è lavoro parasubordinato. Saluti
Alessandro - 27/02/2017 - 13:22:26
Buongiorno, ho un contratto con superminimo assorbibile. Volevo sapere se anche gli scatti di anzianità possono essere assorbiti (CCNL commercio) Grazie mille
RISPOSTA: Salve, il superminimo individuale assorbibile, riduce la cifra riconosciuta a titolo di superminimo man mano che aumenta la paga base per effetto dei rinnovi del CCNL di settore. Il superminimo non può essere assorbito dagli aumenti periodici di anzianità o dai compensi aggiuntivi fondati su un titolo proprio di erogazione. Lo ha stabilito la Cassazione in una sentenza del 2004. Cordiali saluti.
Marco - 24/02/2017 - 11:47:48
Salve, nel dicembre 2014 (ultimo giorno lavorativo 15/12/2014 e avevo 49anni e 7mesi) sono stato licenziato dalla HP-ES Italia (sede Pomezia,quindi azienda del mezzogiorno) per riduzione di personale a seguito di procedura di mobilità (art. 24 comma 1 Legge 223 del 1991).Il giorno 19/12/2014 ho presentato domanda di indennita di mobilità ordinaria che è stata accolta a decorrere dal 24/12/2014.I pagamenti da parte dell INPS dopo 2 anni (24/12/2016) si sono interrotti perchè secondo loro erano terminati i 24 mesi previsti (a tal proposito non ho mai ricevuto alcuna comunicazione in merito).Vi chiedo:ma alla data della presentazione della domanda (19/12/2014) la mobilità nel mio caso (meno di 50 e azienda del mezzogiorno) non prevedeva 36 mesi di indennità? Come e se posso impugnare questa decisione? Grazie in anticipo per la risposta.
RISPOSTA: Salve, considerando che Pomezia sia territorio del mezzogiorno ( ma da verificare) e prima di proporre ricordo all'Inps, si rechi preso la sede di competenza per evidenziare che per i lavoratori collocati in mobilità dal 1-1-2015 (data licenziamento 31-12-2014) è stata introdotta dalla legge 28 giugno 2012 n. 92 una progressiva riduzione della durata prevista dalla legge n. 223 del 1991. Ma lei è stato collocato in data antecedente, pertanto, se Pomezia è territorio del Mezzogiorno, le spettano altri 12 mesi di Mobilità. Cordiali saluti.
Luca - 22/02/2017 - 12:58:17
Buongiorno, lavoro da circa 2 anni presso un'azienda operante nel settore Retail beni di Lusso, Contratto 4 Livello CCNL.Sono assunto precisamente dal Giugno del 2015 e a gennaio 2016 il mio contratto è stato trasformato a tempo Indeterminato.Vorrei poter conoscere se è possibile e quali le modalità, per poter prendere un congedo da lavoro, in parole povere poter congelare il mio rapporto lavorativo per una durata in mesi, anche non retribuito senza perdere il posto di lavoro. Grazie anticipatamente Luca
RISPOSTA: Salve, i casi in cui si può sospendere il rapporto lavorativo sono ben definiti dalla legge. Quello che più si addice alla sua richiesta potrebbe essere l'aspettativa per motivi personali. Tale tipologia di congedo non va confusa con quello per motivi familiari, in quanto quest’ultimo è disciplinato dalla legge, mentre l’aspettativa per ragioni personali è contemplata nella maggior parte dei contratti collettivi. Quest’ipotesi di aspettativa non è retribuita, e può durare , nella maggioranza dei casi, al massimo 12 mesi nell’arco della vita lavorativa. Può essere fruita, sia nel settore pubblico che in quello privato, anche in modo frazionato. Il datore di lavoro, o l’amministrazione, può accordare la sospensione solo se compatibile con l’organizzazione e le esigenze di servizio. Cordiali saluti
mariela - 22/02/2017 - 09:36:15
Salve, da 2 anni sono sotto contratto presso una piccola azienda ( unica dipendente) part-time ( 3 pomeriggi 2 mattine) tempo ind. a tutele crescenti per un totale di 20 ore settimanali, 4 livello CCNL commercio. Sul mio contratto fa menzione che le ore di lavoro potranno essere modificate però restando nelle 20 ore settimanali. Il mio datore di lavoro 3 giorni fa mi ha comunicato che per esigenze aziendali dovrò fare 3 giorni full time e due part-time, senza adeguamento del contratto e pagamento delle ore extra ( 12 in più a settimana) in base a dei conteggi da definire. Mi ha detto di pensarci su, ma ovviamente il tono della conversazione era più un obbligo ad accettare che non la possibilità effettiva di poter scegliere. Io vorrei rifiutare poiché vorrei restare con il part-time, anche perché trovo poco serio il comportamento del mio datore di lavoro. A questo punto, vorrei sapere se posso rifiutare, cosa mi accadrebbe e se tale comportamento del datore di lavoro è giustificato da qualche normativa. Grazie.
RISPOSTA: Salve, all’interno del contratto a tempo parziale devono essere indicate le ore di lavoro in maniera precisa e puntuale, con riferimento al giorno, alla settimana, al mese o all’anno. Il datore di lavoro non ha la possibilità, pertanto, di modificare a suo piacere la collocazione temporale della prestazione lavorativa, a meno che non esistano dei preventivi accordi, le cosiddette clausole flessibili ed elastiche. In particolare, le clausole flessibili sono delle pattuizioni che consentono al l’azienda di variare l’orario lavorativo (nel senso di modifica della disposizione temporale, non di aumento delle ore) rispetto a quanto indicato nel contratto di lavoro sottoscritto dal dipendente: possono essere sia previste dal contratto collettivo, che inserite in un accordo individuale col lavoratore. Le clausole elastiche sono delle pattuizioni che consentono al l’azienda di aumentare l’orario lavorativo. Dal 25 giugno 2015, data di entrata in vigore del Decreto di riordino dei contratti, non è più possibile, per l’azienda, indicare nei contratti part time le clausole elastiche, se queste non sono previste nel contratto collettivo applicato, anche di secondo livello, o non sono state concordate col lavoratore. Attenzione, però: per accordo col lavoratore non s’intende una semplice pattuizione individuale, ma un accordo certificato davanti ad una commissione di certificazione (vi sono commissioni attive presso la Direzione Territoriale del Lavoro, in sede sindacale e anche presso i Consigli provinciali dei Consulenti del lavoro). L’aumento delle ore lavorative nell’accordo, inoltre, deve prevedere una maggiorazione della retribuzione oraria, per il dipendente, pari al 15% della retribuzione oraria globale di fatto: nessun aumento del carico di lavoro, dunque, se non è previsto un aumento della paga oraria. Pertanto se nel suo contratto di non sono indicate diverse pattuizioni ci vuole il suo assenso per la modifica dell'orario di lavoro. Cordiali saluti.
marco - 17/02/2017 - 09:03:43
Buongiorno, sono impiegato di 5 livello con contratto metalmeccanici federmeccanica, dovrei dare le dimissioni per futura assunzione in nuova azienda il giorno 1 maggio (impiegato ccnl telecomunicazioni). Mi chiedevo se ha senso indicare come ultimo giorno di lavoro domenica 30 aprile (e dunque data indicata come decorrenza nelle dimissioni online 1 maggio) oppure no. E se comunque rischio di restare per un giorno disoccupato (sebbene la domenica non sia difatti un giorno lavorativo). Grazie, Marco.
RISPOSTA: Salve, sul modello di dimissioni on-line deve indicare la data del primo maggio per intendere che la data dimissioni è 30 aprile. Cordiali saluti.
g. - 16/02/2017 - 18:14:24
Buonasera sono una commessa con contratto del commercio 4° livello assunta full time 40 ore settimanali contratto indeterminato. Ora sono in maternità , ma tra qualche mese dovrò tornare e vorrei chiedere part time 30 ore che corrisponde al 75%. -Vorrei sapere se è vero che i part time non hanno diritto alle domeniche come riposo ? o possono sempre avvalersi alla legge di poter massimo lavorare il 30% delle domeniche annue? (Il lavoro domenicale nel contratto del commercio è regolato da alcune disposizioni che prevedono che anche il lavoratore che abbia il turno di riposo la domenica, debba svolgere, se richiesto dall'azienda, l'attività lavorativa nella misura non superiore al 30% delle aperture domenicali previste.) - Non sono tenuti ad assicurare la copertura del lavoro domenicale: le madri, o padri affidatari, di bambini di età fino a 3 anni. Non sono tenuti significa che ci si può rifiutare a lavorare la domenica o solo qualora fossi di riposo di domenica e mi richiedano il servizio? -l'azienda può non accogliere la mia domanda di part time? cordiali saluti
RISPOSTA: Salve, l'azienda può rifiutare la Sua richiesta di trasformare il contratto a part-time. Non c'è alcuna disparità di trattamento tra i part-time e full-time per il lavoro domenicale. Se il suo contratto di lavoro non prevede la domenica come giorno lavorativo prestabilito, può rifiutarsi di lavorare la domenica fino a 3 anni di vita del bambino. Cordiali saluti.
Monica Orlando - 16/02/2017 - 08:29:49
Buongiorno, Mi chiamo Monica e da oltre 7 anni lavoro in uno studio di amministrazioni condominiali. I primi anni di lavoro il mio stipendio veniva sempre accreditato sul mio c/c intorno al 5/6 del mese successivo, ultimamente però stanno iniziando a pagarci seempre più tardi, arrivando ancheal 13/16 del mese successivo, per non parlare poi dell'ultimo stipendio per il quale ci è stato pagato solo un acconto di € 500, peraltro senza alcun preavviso, il 13 febbraio scorso e per il saldo a quanto abbiamo capito dovremo aspettare i loro comodi, in ogni caso ad oggi il saldo non è pervenuto, quindi si va dal 17 febbraio in poi per l'accredito. Ieri ho provato a contattare il consulente del lavoro che ci tiene le paghe per capire se c'è un termine di pagamento del salario per i dipendenti di studi professionali, ma mi ha risposto che non c'è una regolamentazione, ma pagano in base alle consuetudini aziendali. Pertanto chiedo a Voi se vi sia un termine entro il quale dovrebbero pagarci il salario. Preciso che i sigg.ri stanno ristrutturando un appartamento con vista Ponte Vecchio e hanno fatto parecchi viaggi negli ultimi mesi, quindi in difficoltà economica non mi sembrano. Ringrazio anticipatamente per la risposta. Cordiali Saluti
RISPOSTA: Salve, il CCNL studi professionali, come altri, non prevedono una scadenza precisa per la corresponsione dello stipendio. Il diritto alla retribuzione del lavoro è disciplinato dall'art. 36 della Costituzione e dell'art. 2099 del Codice Civile. Con tali articoli si impone al datore di lavoro di rispettare i vincoli contrattuali, compresa la data di erogazione dello stipendio, imposti per legge o dai CCNL a livello nazionale o locale. Se l'azienda non ha stabilito un giorno fisso per il pagamento o non si conforma alle disposizioni del CCNL oppure non applica alcun CCNL, lo stipendio dovrebbe comunque essere corrisposto nel momento in cui la prestazione è stata eseguita. Vale a dire che se la cadenza di paga è mensile la prestazione deve ritenersi conclusa entro il giorno ultimo del mese. Per ovviare a questo problema la legge prevede alcune forme di tutela del lavoratore e del suo diritto a ricevere lo stipendio. Per legge il limite massimo entro cui il titolare ha l’obbligo di versare lo stipendio è il giorno 10 del mese successivo. Entro questa data il pagamento deve pervenire materialmente al lavoratore o al collaboratore, e non semplicemente essere disposto. In poche parole, entro il 10 del mese lo stipendio deve essere disponibile sul conto corrente. L’Agenzia delle Entrate ha infatti chiarito che il momento del pagamento è quello in cui “ il provente esce dalla sfera di disponibilità dell’erogante per entrare nel compendio patrimoniale del percettore”. Nel caso di ritardi nei pagamenti dello stipendio, il diritto del lavoro o i contratti nazionali prevedono il riconoscimento dei relativi interessi in base alle disposizioni legali in corso. Per quanto riguarda, invece, lo stipendio di dicembre e della tredicesima, il capo d’azienda ha l’obbligo di corrisponderlo entro e non oltre il 12 gennaio dell’anno successivo in modo da evitare problemi dal punto di vista fiscale. Solo rispettando tale termine, infatti, si può considerare di competenza dell’anno appena concluso il pagamento delle retribuzioni relativo alla mensilità di dicembre. Il ritardo nei pagamenti è uno dei casi in cui si può fare un sollecito e mettere in mora il datore di lavoro o, addirittura, dare le dimissioni per giusta causa e richiedere la Naspi. Prima di chiarire quali sono i termini entro cui va versato lo stipendio, però, bisogna fare una distinzione. Il ritardo di pochi giorni e di una singola mensilità non rappresenta un motivo valido per dimissioni per giusta causa; il discorso cambia, invece, se il pagamento dello stipendio salta o arriva un mese dopo. Pertanto può tranquillamente sollecitare il suo datore di lavoro. Cordiali saluti.
roberto - 15/02/2017 - 12:11:24
salve, la mia società ha cambiato ccnl da metalmeccanico a c.c.n.l. Metalmeccanici (CISAL-ANPIT), passandomi da un livello 6° al 5° e introducendomi un super minimo assorbibile che non avevo in busta. Tutto ciò è corretto? è quello il livello giusto? il super minimo assorbibile è corretto? come mi posso tutelare? Grazie per uan vostra risposta. Saluti
RISPOSTA: Salve, premesso che la differenza economica tra i due livelli dei contratti indicati è notevole, il superminimo della differenza di livello non deve essere assorbibile in quanto non dovrà essere diminuito per futuri aumenti contrattuali. Può evidenziarlo al capo del personale per modificare la causale in busta paga, in caso negativo invii una raccomandata in cui chiede che il superminimo non sia assorbibile. Cordiali saluti
mauro cason - 13/02/2017 - 19:36:19
Buongiorno lavoro nella grande distribuzione supermermercato sono stato assunto come caporeparto col 4S 7 anni fa, da allora esegue tranquillamente chiusura e apertura negozio maneggio soldi chiavi cassaforte chiavi negozio antifurto sono nel piano di sicurezza del punto vendita con reperibilità anche notturna in caso di allarme, in mancanza del caponegozio e del vice sono io il responsabile del punto vendita. mi chiedo se per queste mansioni io non debba avere il 3° se non il 2° livello. Se cosi fosse devo aprire una vertenza con l'azienda o posso tentare un accordo in forma privata tramite richiesta? grazie
RISPOSTA: Salve, per quanto da Lei affermato, può tranquillamente chiedere il passaggio a livello 2. Ne parli con il capo del personale per tentare un accordo, in caso contrario invii una raccomandata esemplificando la Sua richiesta. Cordiali saluti.

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