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Ci sono 674 pareri

nika volpe - 06/06/2017 - 10:10:05
Buongiorno. Ho un contratto di un anno come impiegata amministrativa in un'impresa di pulizie, da aprile 2017 ad aprile 2018. Se io rimanessi incinta trovandomi a partorire a maggio/giugno 2018, c'è la possibilità che io possa tenere il mio lavoro o a scadenza contratto potrebbero non rinnovare? Ringrazio e porgo un cordiale saluto.
RISPOSTA: Salve, alla lavoratrice assunta con contratto a tempo determinato spetta il diritto all'astensione obbligatoria (che ricordiamo dura 5 mesi e di regola parte 2 mesi prima della data del parto presunto e si protrae fino ai 3 mesi successivi al parto), come tutti gli altri lavoratori a tempo indeterminato. Alla lavoratrice madre spetta il diritto a percepire l'indennità di maternità per tutta la durata del periodo di astensione obbligatoria, anche nel caso il termine del contratto sia scaduto durante il periodo di astensione stessa. Vediamo ora i casi in cui la corresponsione dell'indennità di malattia avviene oltre il termine del rapporto lavorativo. Sui vari casi sono intervenuti prima il Consiglio di Stato e poi il Ministero del lavoro, vediamo tutti i casi. Caso n. 1: Maternità e contratto a termine scaduto entro 60 giorni prima del parto. Si tratta di uno dei casi in cui la scadenza del contratto a tempo determinato avviene durante il periodo di congedo per maternità. Nel caso in cui il contratto a termine è scaduto, la lavoratrice ha diritto alla percezione dell'indennità di maternità per tutto il periodo di astensione obbligatoria, quindi sempre 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo la nascita del figlio, a condizione che tra la data di cessazione del rapporto di lavoro per scadenza del termine e la data presunta del parto sia trascorso un intervallo di tempo non superiore a 60 giorni. In questo caso, l'indennità di maternità resta percepita dalla lavoratrice per intero, cioè per 5 mesi. Esempio: se la data presunta del parto è il 31 luglio e la di scadenza del contratto a termine è il 15 giugno, il termine è nei 60 giorni precedenti il parto (il termine del 15 giugno cade a 45 giorni dalla data del parto presunto). Alla lavoratrice spetta l'interdizione obbligatoria e l'indennità di maternità fino al 31 ottobre o dopo 3 mesi dal parto (con inizio della corresponsione da parte dell'Inps dal mese di maggio). Contratto a termine e l'estensione del periodo di concedo. Decorsi i tre mesi post partum indennizzati (nell'esempio dopo il 31 ottobre), non si possono disporre estensioni del periodo di concedo, salvo che non ci sia un rinnovo del contratto a termine o un nuovo rapporto di lavoro, nei casi in cui è possibile disporre l'interdizione fino al settimo mese di vita del neonato. Contratto a termine e maternità anticipata. Nel caso di gravidanza a rischio, la lavoratrice può ottenere l'anticipo del periodo di astensione da lavoro, tramite la Direzione provinciale del lavoro che dispone, su domanda dell'interessata e accertamento medico, l'interdizione anticipata da lavoro. Anche in questo caso la lavoratrice ha diritto all'indennità di maternità. Quest'ultima sarà percepita per intero, quindi per 5 mesi, se il contratto di lavoro a termine si è concluso entro 60 giorni dalla presunta del parto. Caso n. 2: Maternità e contratto a termine scaduto entro i tre mesi successivi al parto. Anche in questo caso la scadenza del contratto a termine cade durante il periodo di congedo di maternità, ed anche in questo caso il diritto al concedo spetta comunque per tutti i 5 mesi di astensione obbligatoria, anche se il contratto è terminato in anticipo rispetto ai 3 mesi post partum indennizzati. Esempio. Parto avvenuto il 31 luglio e scadenza del contratto a termine il 15 settembre (quindi entro i 3 mesi successivi al parto). Il diritto al congedo e l'indennità di maternità spettano comunque fino al 31 ottobre. Caso n. 3: Scadenza del termine entro 60 giorni precedenti l'astensione obbligatoria. In questo caso si applica l'interdizione obbligatoria e la lavoratrice ha diritto alla percezione dell'indennità di maternità per il totale dei 5 mesi. Esempio: parto previsto per il 31 luglio e scadenza del contratto a tempo determinato il 15 aprile (entro 60 giorni dall'inizio dell'astensione obbligatoria prevista per il 1 giugno). In questo caso la lavoratrice percepirà l'indennità di maternità dal 1 giugno al 31 ottobre, per tutti e 5 i mesi dell'astensione obbligatoria. Caso n. 4: Scadenza del termine entro 60 giorni precedenti e astensione anticipata. In questo caso abbiamo la scadenza del contratto entro 60 giorni precedenti ai due mesi prima del parto, ma con la lavoratrice che è già in congedo anticipato ai sensi dell'ex art. 17 comma 2 lettera b) o c) del Testo Unico sulla maternità (D. Lgs. n. 151 del 2001), cioè: Quando le condizioni di lavoro o ambientali ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino; quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni. In questo caso, l'anticipazione dell'interdizione si interrompe con il cessare del rapporto di lavoro e si applica l'interdizione obbligatoria dai 2 mesi prima del parto e fino a tre mesi dopo. Esempio. Parto previsto il 31 luglio e scadenza del contratto il 15 aprile (entro 60 giorni precedenti i due mesi prima del parto) ed il 15 aprile la lavoratrice è già in astensione anticipata. In questo caso l'interdizione si interrompe il 15 aprile ed il 1 maggio parte l'interdizione obbligatoria fino al 31 ottobre o comunque tre mesi dopo la data effettiva della nascita. Nello stesso caso appena descritto, nel caso in cui il congedo anticipato sia ai sensi della lettera a) del comma 2 dell'ex art. 17 del Testo Unico sulla Maternità, cioè quando sussistano gravi complicanze alla gravidanza o preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, l'anticipazione dell'interdizione non si interrompe con il cessare del rapporto di lavoro (nell'esempio il 15 aprile) ma prosegue, sussistendo ragioni mediche, fino al 31 ottobre, cioè i tre mesi dopo il parto. Caso n. 5: Maternità e contratto a termine scaduto da più di 180 giorni. Nel caso in cui il contratto a termine è scaduto in una data oltre i 60 giorni precedenti i due mesi prima del parto, la lavoratrice non ha diritto all'interdizione obbligatoria. Ma se la lavoratrice alla scadenza del contratto è in congedo ex art. 17 comma 2, lettera a), cioè nel caso sussistano gravi complicanze alla gravidanza o preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, in questo caso l'anticipazione dell'interdizione non si interrompe con il cessare del rapporto ma prosegue, sussistendo sempre le ragioni mediche, fino ai tre mesi dopo il parto. Esempio. Parto previsto il 31 luglio e scadenza del contratto al 15 febbraio, con la lavoratrice in congedo anticipato per gravi complicanze. L'interdizione anticipata non si interrompe e prosegue fino al 30 ottobre, tre mesi dopo il parto. Sempre nel caso di cui sopra, se invece il contratto con la lavoratrice scade il 31 dicembre (e comunque ben oltre i 180 giorni dalla data presunta del parto), ma c'è la richiesta entro 60 giorni dalla scadenza contrattuale di un congedo ex art. 18 comma 2 lettera a) per gravi complicanze nella gravidanza, l'anticipazione dell'interdizione può essere rinnovata nonostante la cessazione del rapporto di lavoro. Cordiali saluti.
Fabio - 05/06/2017 - 22:35:20
Buongiorno, sono stato assunto nel 2012 come categoria protetta legge 68/99 in una banca, dopo i 4 anni di contatto di apprendistato ho ricevuto delle proroghe per malattie e legge 104 e poi non sono stato confermato! I permessi 104 valgono per lo slittamento del contartto di apprendistato? Grazie
RISPOSTA: Salve, le interruzioni del rapporto per malattia o sospensione prevista dalla legge 104, inferiori al mese sono ininfluenti rispetto al computo dell'apprendistato, perchè di fatto irrilevanti rispetto al pregiudizio dell'addestramento. Cordiali saluti.
Sabrina - 05/06/2017 - 22:15:29
Buonasera, Nel lug­lio 2016 ho ottenuto la naspi maternità, sospesa con regolare comunicazione quan­do ho trovato un nuo­vo lavoro. Assunzione ai primi di aprile, 3' livello turismo, tempo determinato. Se presentassi ora dimissioni volontarie anticipate, torner­ei a ricevere la nas­pi (meno di 6 mesi di lavoro)? Il datore di lavoro potrebbe esercitare il diritto di rivalsa anche se intendo garantire 30 gg di preavviso?
RISPOSTA: Salve, dalla sua domanda non si comprende se è ancora nel primo anno di vita del bambino, se lo fosse può rassegnare le dimissioni presso l'INL territorialmente competente e chiedere la Naspi. Diversamente la Naspi non le spetta per dimissioni volontarie, e comunque finchè il figlio non compie 3 anni è obbligata a rassegnare le dimissioni presso l'INL. Nel primo caso non è tenuta a comunicare il preavviso, nel secondo caso si. Cordiali saluti.
James - 05/06/2017 - 18:45:15
Buonasera. Sono stato assunto 5 mesi fa con un contratto a tempo indeterminato da una piccola agenzia di 7/8 persone. Ho la qualifica di impiegato di 3° livello del CCNL. A livello lavorativo è andato tutto benissimo, ho portato a termine tutti i lavori presi dall'agenzia e a livello di rendimento hanno sempre riconosciuto le mie capacità. Tuttavia, a parer loro, non mi sono integrato appieno nella "famiglia" che sarebbe questa agenzia, non sono stato abbastanza propositivo pur essendo impeccabile a livello di risultati e un valore aggiunto per l'agenzia stessa (testuali parole del capo). Quello che mi hanno proposto è un'inspiegabile separazione consensuale. Dal mio punto di vista io non ho motivo di andarmene perchè mi trovo bene con i colleghi e il lavoro mi piace e lo svolgo nel migliore dei modi. Mi hanno proposto 2 mensilità di buonuscita per separarci. Io trovo la cosa una follia in base al tipo di contratto che ho e in base al mio desiderio di rimanere. Ora come ora vorrei dirgli che è fuori discussione che io me ne vada, ancor peggio per un'offerta del genere. Come dovrei muovermi secondo voi?
RISPOSTA: Salve, purtroppo si trova in un'azienda a carattere familiare, e quando la "famiglia" decide che quel dipendente non va più bene per un qualsiasi motivo è un vero problema convivere con un aria pesante e contraddittoria. Se i rapporti non si rasserenano è meglio farsi licenziare per poter beneficiare della Naspi e chiedere un contributo di buonuscita più consistente. Cordiali saluti.
Antonella Venera - 05/06/2017 - 14:54:46
Buongiorno io lavoro presso una farmacia,mi sono accorta di errori nel computo delle ferie di tanti anni fa(piu di dieci)ossia sono state inserite anche le giornate di riposo secondo il calendario dei turni farmaceutici..e' ancora possibie chiedere la rettifica?Grazie Distinti Saluti
RISPOSTA: Salve, le ferie non sono prescritte e può chiedere alla ditta di fruirle oppure di pagarle alla fine del rapporto di lavoro. Cordiali saluti.
Arianna - 03/06/2017 - 11:00:32
Salve, è possibile licenziarsi per giusta causa se si svolgono mansioni di livello superiore al proprio?
RISPOSTA: Salve, in questi casi per dimostrare le sue mansioni superiori, le consiglio di presentarsi all'INL territorialmente competente e verificare se l'accordano le dimissioni giusta causa presentando le dovute giustificazioni in merito. Cordiali saluti.
Valeriano - 02/06/2017 - 09:57:04
Buongiorno, sono un dipendente pubblico con contratto part-time (50% attualmente esteso all'80%) a tempo indeterminato. Sto svolgendo una prestazione occasionale presso una società privata, con autorizzazione preventiva dal mio ente, in base ad un regolamento esistente. Ho letto che con la legge finanziaria è stata introdotta una norma che fissa i limiti della prestazione occasionale a 2.500 € e per un max di 280 ore l'anno, "pena" la trasformazione in rapporto subordinato a tempo indeterminato. Vi chiedo: raggiunta una o entrambe queste soglie, devo interrompere immediatamente la collaborazione? Cosa si rischia in concreto? Viceversa, esiste un modo per continuare questa prestazione senza incorrere in problemi rispetto al mio lavoro di dipendente pubblico? Grazie.
RISPOSTA: Salve, il limite per la prestazione occasionale è 5.000,00 euro annuì, superando il quale potrebbe incorrere in problematiche con la P.A. Cordiali saluti.
gennaro - 01/06/2017 - 17:00:13
sono il titolare di una ditta individuale e vorrei sapere se c è una forma contrattuale che mi permette di usufruire di un lavoratore una tantum quando serve una mano. grazie
RISPOSTA: Salve, non specificando il suo settore di attività non posso darle una risposta precisa. Mai se è nel settore turismo o pubblici esercizi può prevedere l'assunzione con contratto di lavoro intermittente. Cordiali saluti.
Luca - 01/06/2017 - 16:09:07
Salve, vorrei gentilmente sapere se nel mio caso mi può essere riconosciuta la qualifica di elettricista, quindi l'abilitazione professionale. Ho lavorato per tre anni ( segmentati in due ditte diverse ) inquadrato allo stesso modo, come apprendista elettricista con contratto di apprendistato part time 50℅. Grazie.
RISPOSTA: Salve, se ha superato il periodo formativo previsto nel contratto di apprendistato, è automaticamente elettricista acquisendo la qualifica prevista al termine dell'apprendistato. Cordiali saluti.
Rosanna - 01/06/2017 - 14:47:30
Salve, la mia situazione è questa: ho lavorato per 11 mesi per un'azienda con sede centrale a Torino. Nel contratto sottoscritto avevo come sede di assunzione Torino, ma dal primo giorno di contratto ho lavorato a Bologna, come fornitore esterno per un'azienda della stessa città. Premettendo che era la prima volta che lavoravo in aziende fornitrici e non sapendo come funzionasse, per non avere ulteriori spese ho vissuto per 11 mesi da alcuni amici di Bologna. Mi sono informata e come prevede il CCNL METALMECCANICO l'azienda avrebbe dovuto corrispondermi l'idennità di trasferta e le spese. La mia domanda è questa: per la mia situazione, anche se ho spostato il mio domicilio a casa di questi amici, l'azienda avrebbe dovuto pagarmi la trasferta? Posso chiedere un forfettario anche se non ho avuto spese di vitto e alloggio? In attesa do vostro riscontro, invio cordiali saluti, Rosanna.
RISPOSTA: Salve, certamente può inviare una raccomandata all'azienda facendo presente che si è trovata in difficoltà a doversi trasferire e chiedere l'indennità di trasferimento e una diaria giornaliera per il periodo di lavoro fuori sede. Cordiali saluti.

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